L’ANNO CHE VERRÀ

L’anno che verrà non sarà facile. Questo 2024 ci riserverà senza dubbio degli avvenimenti importanti, cruciali per lo sviluppo del mondo intero.  Potremmo ricordarlo in futuro come l’inizio del declino del mondo libero e l’alba del dominio delle autocrazie oppure come quello in cui l’Occidente ha voltato pagina, si è messo alle spalle tentazioni isolazionistiche e ha saputo continuare a lottare per quei valori di libertà e democrazia che costituiscono il fondamento delle nostre società. 

Non è un momento facile quello che stiamo vivendo. La guerra in Ucraina continua e il paese guidato dal presidente Zelensky appare più in difficoltà che nei primi anni del conflitto, la situazione a Gaza sembra davvero senza via d’uscita e il conflitto, scatenato dal barbaro attacco dei terroristi di Hamas il 7 ottobre, sta minando seriamente la flebile speranza di vedere un giorno una convivenza pacifica fra palestinesi e israeliani. Inoltre, continua a vedersi una Cina molto interessata ad espandere il suo dominio, in primis sull’isola di Taiwan. Insomma, i nemici dell’Occidente stanno davvero entrando in scena, e non aspettano altro che approfittare delle crepe che potrebbero aprirsi nello schieramento del mondo libero.

Inoltre, il 2024 avrà degli sviluppi i cui effetti si sentiranno a lungo: sarà infatti l’anno in cui i cittadini di moltissimi paesi saranno chiamati a compiere scelte importantissime per il proprio futuro: basti pensare che più della metà della popolazione mondiale andrà al voto e sceglierà il proprio governo. Fra queste elezioni, ce ne saranno alcune davvero importanti, come, solo per citarne alcune, le presidenziali americane e le elezioni per il Parlamento Europeo.

IN AMERICA

La scelta del prossimo presidente americano avrà impatti che, come sempre, andranno oltre i soli Stati Uniti. L’America è la potenza principe del mondo libero e l’atteggiamento che assumerà nei prossimi anni andrà ad influenzare fortemente quello dell’intero Occidente. I candidati, come 4 anni fa, nel 2020, saranno molto probabilmente Joe Biden, l’attuale presidente democratico, e Donald Trump, presidente dal 2017 al 2021 e principale ispiratore della rivolta del 6 gennaio di tre anni fa che aveva posto in serio pericolo la certificazione dei risultati di quell’elezione. Bisogna parlare chiaramente: una vittoria di Trump significherebbe avere un’America molto meno propensa ad aiutare l’Ucraina e vedere la democrazia in pericolo nella nazione più importante dell’Occidente. Ci sarebbe, insomma, il serio rischio di un epocale cambiamento nella politica internazionale, con gli Stati Uniti che potrebbero non esser più il faro e il traino del mondo libero e lasciare l’Europa a gestire da sola la minaccia della Russia di Putin. 

IN EUROPA

Proprio i pericoli derivanti da una possibile rielezione di Trump alla presidenza degli USA rendono cruciali le elezioni per il Parlamento Europeo che si terranno nel giugno di quest’anno. C’è il pericolo che si veda la fine della stagione della grande coalizione fra popolari, socialisti e liberali che ha finora portato, seppur fra alti e bassi, a tenere il timone della politica europea nella direzione di un’unione sempre più stretta. Potrebbe verificarsi una affermazione della destra più scettica nei confronti dell’integrazione continentale e questo significherebbe, se non tornare indietro in questo senso, scordarsi, per almeno cinque anni a venire, anche solo qualche passo in avanti. Sarà invece sempre più importante, alla luce dei nuovi pericoli che la situazione internazionale in cui viviamo comporta, che si provveda finalmente a conferire all’Unione Europea e mettere dunque in comune quelle competenze su difesa e politica estera che la trasformino finalmente nell’embrione di una futura federazione. A differenza di quanto vediamo oggi, dove la politica estera europea dipende in gran parte dagli Stati Uniti, questo è l’unico modo per rendere l’Europa un attore veramente importante a livello globale. Ciò non vuol dire che dovremmo rompere la vitale alleanza con l’America, bensì che mettersi nella condizione di poter difendere i valori del mondo libero anche quando la linea americana dovesse cambiare, e lo spauracchio Trump ci insegna che questo potrebbe accadere davvero, è un’esigenza non più prorogabile.

CHE FARE?

Il quadro che ho delineato può sicuramente apparire fosco al lettore, e, almeno in parte, lo è sicuramente. È vero anche che tutti noi, di fronte a problemi così grandi, possiamo sentirci davvero impotenti e incapaci di giocare il benché minimo ruolo. Tuttavia, credo che il rimedio a questa comprensibile sensazione sia quello che ha sempre determinato – la Storia ce lo insegna – la forza di una comunità, ovvero il grado di attaccamento dei suoi cittadini ad essa e la loro volontà di impegnarsi attivamente per preservarla e proteggerla. 

Sebbene ci possa sembrare di non aver alcuna possibilità di cambiare la situazione, diventando cittadini attivi – che si interessano della realtà in cui vivono, che cercano di capire il mondo che li circonda e il perché delle cose che accadono, che non accettano spiegazioni semplicistiche a problemi complessi – possiamo davvero fare, nel nostro piccolo, una differenza. Coltivando il dubbio, mettendoci in discussione, informandoci, partecipando alla vita civica e lottando per i principi di libertà e democrazia che costituiscono le fondamenta del nostro modo di vivere possiamo davvero, con l’apporto di tutti, difenderlo. 

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