Quello di oggi sarà il primo di una serie di articoli che tratterà di interviste fatte a diversi professori del nostro istituto. La prima professoressa intervistata è stata M. Grazia Cantoni, docente di disegno tecnico e storia dell’arte al plesso Ferrari.

Il percorso 

“Ho fatto il liceo scientifico, perché pensavo fosse la scuola che offrisse delle competenze di base e una cultura generale la più completa possibile per poi poter fare l’università, anche se non sapevo che studi avrei intrapreso” ci racconta la prof. Cantoni: “Fino alla quinta sono stata indecisa tra fisica e architettura, ero molto appassionata ad entrambe le materie. Fu in uno scenario quasi romantico che presi infine una decisione: infatti una sera guardando il cielo stellato mi chiesi  se volessi affrontare cinque anni di studio della fisica oppure se volessi vivere. Così scelsi la facoltà di architettura: per quanto mi riguarda, non avrei potuto fare scelta migliore”.

La materia 

“L’architettura unisce tanti saperi molto diversi tra loro: il sapere umanistico e storico, ma anche artistico, scientifico, tecnologico e pratico. È stata un’esperienza bellissima e ancora oggi la consiglio come facoltà ai miei studenti. Infatti alcuni miei ex-alunni, sia delle scienze umane sia del liceo scientifico, hanno seguito studi di architettura; con loro sono ancora in contatto e alcuni mi hanno anche invitato alle proprie lauree. Quella dell’architettura non è una strada proprio facile: in effetti alcuni studi tecnici sfruttano molto i nuovi dipendenti prima di pagarli, per questo è un percorso piuttosto difficile, ma pieno di bellezza e soddisfazione”.

L’insegnamento

“Da giovane ero capo scout e perciò ero molto appassionata a tutte le tematiche dell’educazione, mi piaceva stare con i ragazzi e trovavo stimolante lavorare con loro. Quindi l’insegnamento per me è stato l’unione tra ciò che avevo studiato e la voglia di comunicare agli altri la mia passione. Cerco sempre di unire la conoscenza con l’esperienza e qualcosa di più pragmatico, perché è quando si sperimenta che si fanno diventare proprie tutte le cose. Così cerco sempre di inventarmi delle nuove attività o lavori di gruppo da affiancare alla lezione frontale, in modo tale anche da scoprire io stessa come i miei studenti vedono la mia materia dal loro punto di vista. Talvolta sono un po’ provocatrice, creo confusione con alcune mie attività e per questo alcuni prof mi sgridano, mi piace mettere in discussione l’abitudine e creare un po’ di caos nella scuola. Questo caos però è sempre finalizzato ad appassionare i miei studenti, a renderli partecipi e far capire loro che grazie all’arte possono imparare a conoscere meglio loro stessi, ad apprezzare gli altri e le loro opinioni, cambiare punto di vista e amare il mondo.”

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